
Chips Act Europeo, buona la seconda?
Lo scorso anno ho scritto più volte, e con una evidente punta d’invidia, del CHIPS Act promosso dall’amministrazione Biden. Con l’instaurarsi di Trump e soci, tale progetto sembra essere morto e sepolto o, quantomeno, nella forma che aveva avuto fino allo scorso dicembre.
Dall’altra parte dell’oceano, l’Unione Europea sembra, invece, intensificare i propri sforzi per rafforzare l’industria dei semiconduttori. Proprio ieri, 54 membri del Parlamento Europeo hanno inviato una lettera alla Commissione Europea, esortandola a implementare rapidamente un nuovo programma di supporto per il settore dei semiconduttori, con un focus particolare sui chip per l’Intelligenza Artificiale.
Questo risveglio, sebbene avvenuto in estremo ritardo rispetto agli sviluppi che hanno avuto queste tecnologie in questi anni, arriva come risposta alle tensioni geopolitiche che hanno evidenziato l’evidente vulnerabilità dell’Europa nell’accesso a tecnologie avanzate.
I parlamentari hanno criticato la lentezza nell’attuazione del primo Chips Act europeo datato 2023, sottolineando la necessità di rendere l’UE un hub attraente per la ricerca, lo sviluppo e gli investimenti nel settore tecnologico. La precedente iniziativa, infatti, pur avendo stimolato investimenti nel settore, non è riuscita ad attrarre produttori di chip avanzati in Europa. Ad esempio, Intel ha cancellato i piani per una grande fabbrica in Germania, evidenziando la necessità di affrontare le carenze attuali e proteggere l’UE in un contesto di crescente competizione tra Stati Uniti e Cina e di improvvisa ostilità da parte dei primi.
Parallelamente, un gruppo di nove Stati membri dell’UE, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi, sta preparando una serie proposte per accelerare l’industria europea dei semiconduttori da presentare le proprie proposte entro l’estate.
La necessità di un nuovo Chips Act è stata sottolineata anche dalle principali aziende europee del settore dei semiconduttori. In un recente incontro a Bruxelles, organizzazioni come l’European Semiconductor Industry Association (ESIA) e SEMI Europe hanno richiesto un ampliamento del sostegno, includendo non solo la produzione, ma anche la ricerca & sviluppo, la progettazione, i materiali e le apparecchiature.
Nel 2023 per l’Europa non è andato tutto secondo i piani, la seconda volta sarà quella buona?